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Universale
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top
• ciò che appartiene in comune agli esseri di un mwfginsieme omogeneo; o, più specificatamente il mwfwgenere, mwgaghenos, (ad esempio mwgqmammifero) rispetto alla mwggspecie (per esempio: uomo, cavallo, cane, ecc.)
oppure in senso metafisico:
• l'mwhgessenza - mwhweidos, mwiaousia, mwiqidea - come caratteristica inscindibile da una molteplicità di esseri (per esempio: "razionale" rispetto agli uomini).
Contents
• Socrate
• Platone
• Kant
• Note
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La ricerca dell'universale
Socrate
L'origine del problema filosofico dell'universale, secondo alcuni storici della filosofiacite-ref-3[3], va rintracciato nella mwkgmaieutica socratica con cui il filosofo greco, attraverso il continuo domandare ("che cos'è", in greco: mwkwti estì) all'interlocutore quale fosse la definizione dell'argomento del mwladialogo (che cos'è la sapienza, la virtù, ecc.), mirava a cercare l'essenza universale per cui tutte le cose o azioni simili appartengono a una comune natura.
Platone
Secondo Platone, le idee universali non sono elaborate dall'intelletto, ma esistono in una realtà soprasensibile chiamata mwlwIperuranio, intuita in una vita precedente e ricordata in quella attuale mediante il processo della mwmareminiscenza.
Aristotele
mwnwAristotele vide nel dialogo socratico il tentativo di arrivare a quel procedimento mwoainduttivo attraverso il quale si astrae dalle cose ciò che esse hanno in comune e mettendo da parte le diversità si trova in questo modo ciò che le caratterizza per quello che esse sono.
Sia i mwogcinici che mwowPlatone obiettarono al procedimento mwpaastrattivo aristotelico che non si possono individuare i particolari di una cosa (le orecchie, la criniera, la coda ad esempio di un cavallo) se questi non sono già riconosciuti come mwpqquei particolari che fanno parte di un insieme omogeneo (il cavallo). Tu già sai che quegli elementi (orecchie, criniera, ecc.) appartengono tutt'insieme, fanno parte essenziale della cosa (cavallo). Si potranno cioè identificare gli elementi essenziali (orecchie, ecc.), scartando quelli contingenti (ad esempio il colore), per rapportarli alla cosa (al cavallo) solo se mwpgpreventivamente si conosce ciò che quei particolari hanno in comune, cioè la loro universale essenza.
In questo modo si poneva per la prima volta il problema della questione mwqamwqqontologica dell'universale, che esisterebbe nelle sue determinazioni universali (cavallo con orecchie, coda, criniera, ecc.) mwqgprima che esso assuma le sue connotazioni mwqwcontingenti (colore, ecc.).
La questione ontologica dell'universale
Aristotele pensava di risolvere il problema affermando che l'universale (o mwrgconcetto) è ciò che si attribuisce, si predica per natura nei confronti di una pluralità di mwrwenti; per natura, nel senso che la caratteristica dell'universalità deve necessariamente coincidere con lmwsa'mwsqessenza degli enti che si considerano e non con qualche loro caratteristica contingente, che può esserci o non esserci.
Ad esempio il fatto che la somma degli angoli interni di un triangolo sia equivalente a 180 gradi, a due angoli retti, noi lo riscontreremo in tutti i triangoli perché questa caratteristica appartiene mwswper natura all'essenza (mwtaousia) stessa del triangolo; se cioè la figura geometrica non realizzasse questa caratteristica (angoli interni uguale a due retti) il triangolo non esisterebbe.cite-ref-4[4]
Quindi, poiché questa (degli angoli interni, ecc.) è una determinazione mwuguniversale che coincide con lmwuw'mwvaessenza stessa (del triangolo) allora noi possiamo applicarla ad ogni altro ente particolare (ai più diversi triangoli). Tutti i più diversi triangoli avranno come mwvquniversale la caratteristica che gli angoli interni equivalgono a due retti.cite-ref-5[5]
Ma cos'è la sostanza per Aristotele? Egli dice che non va intesa nella sua singola realtà materiale e potenziale ma che essa è forma in atto o meglio mwygsinolo, unione indissolubile di forma e materia. La nostra capacità cioè di conoscere ad esempio l'universale triangolo nella più svariate configurazioni triangolari, per Aristotele, dipende dal fatto che il nostro intelletto è capace di identificare ciò che c'è di essenziale (forma) in quelle figure e trascurare gli aspetti accidentali (materia). Il nostro intelletto cioè ha la capacità di tradurre in mwywatto, cogliere la forma geometrica, che è presente in mwzapotenza nella materialità di quelle figure.
L'universale nostra produzione o realtà ontologica?
Quindi appartiene all'attività dell'mwaaintelletto la capacità mwaqlogica di cogliere l'universale, che a questo punto sarebbe solo una realizzazione logica. Mamwag – e qui risalta l'ambiguità del pensiero aristotelicomwaw – se noi possiamo elaborare, mwbaprodurre l'universale, questo è possibile perché tutti i concetti, gli universali che noi ricaviamo dall'esperienza sensibile, nella quale questi sono contenuti in potenza, sono già presenti mwbqab aeterno, da sempre, e in atto nella mente di Dio.cite-ref-7[7]
Quella forma geometrica del triangolo che io ricavo dagli oggetti triangolari con un passaggio dalla conoscenza potenziale alla conoscenza in atto, è già in atto, è una verità realizzata già nella mente di Dio.cite-ref-8[8] Allora l'universale è una nostra produzione intellettuale o una realtà nella mente di Dio?
La scolastica
La mwegscolastica mwewmedioevale tentò di chiarire quanto Aristotele aveva lasciato non risolto iniziando quel dibattito filosofico che fu chiamato mwfaDisputa sugli universalicite-ref-9[9]. Da essa si originarono le concezioni contrapposte del pensiero moderno, rappresentate dal mwgqnominalismo (per cui gli universali ricavati con il procedimento razionale dell'astrazione sono semplicemente mwggsimboli, mwgwnomi delle cose) e dal mwharealismo (per il quale gli universali esistono per loro conto, sono il riflesso nelle cose e nell'interiorità dell'anima dell'uomo di quelle idee reali con cui Dio ha creato l'universo).
Una terza posizione era infine quella del mwhgconcettualismo, secondo cui gli universali non hanno una realtà per sé stante ma non sono neppure dei semplici nomi, bensì delle formazioni autonome del nostro intelletto: esistono come processi mentali.
Kant
La scoperta mwiqkantiana del mwigtrascendentale sembrò risolvere il problema di far convivere l'aspetto logico e ontologico dell'universale. L'universale infatti come mwiwcategoria, come mwjafunzione trascendentale dell'mwjqintelletto, è un reale modo di operare del nostro intelletto, che però esiste e acquista senso e significato solo se viene applicato alla realtà empirica e fenomenica.
L'universale, il concetto, avrebbe quindi la caratteristica di essere allo stesso tempo mwjwtrascendente – essendo mwkamwkqa priori, precedente alla realtà – e mwkgimmanente, in quanto diviene vivo e operante solo entrando nella realtà mwkwfenomenica.
Rimane però, a detta dei critici della filosofia, la sostanziale formalità e astrattezza dell'universale kantiano, che si mwlqapplica ai dati materiali ma questi gli preesistono, esistono per loro conto. Si potrebbe in questo senso inquadrare la soluzione kantiana nell'ambito del nominalismo scolastico, per cui l'universale è un astratto operare del nostro intelletto, un puro e semplice nome, negando l'oggettività dello spazio e del tempo.cite-ref-10[10]
L'idealismo hegeliano
Nella soluzione mwnahegeliana il termine 'universale' viene sostituito da quello dellmwnq'mwngassoluto, espressione di un pensiero che pensa e crea. Il pensiero è cioè un'attività progressiva e infinita che nel produrre se stessa produce anche l'universale, il concetto (mwnwEnciclopedia delle scienze filosofiche, par. 20), che non è una mera astrazione dell'intelletto ma è l'attività di una ragione reale (o mwoaspirito infinito) che vive e fa tutt'uno con la realtà dialettica. mwoqTutto ciò che è reale è razionale e tutto ciò che è razionale è reale.
mwowJ. H. Stirling riferendosi ad Hegel parlò di mwpauniversale concreto: «mwpqCome Aristotele, aiutato da Platone, ha reso esplicito l'universale astratto che era implicito in Socrate, così Hegel, aiutato da mwpgFichte e mwpwSchelling, ha reso esplicito l'universale concreto che era implicito in Kant»cite-ref-11[11].
Neoidealismo
Lmwrg'mwrwuniversale concreto è stato ripreso da mwsaBenedetto Croce, che lo ha storicizzato, considerandolo nella concretezza storica: l'universale, lo spirito, vive, opera e progredisce nella realtà storica. Al contrario quelli che la scienza ritiene siano universali, concetti, non sono altro che mwsqpseudoconcetti, validi tutt'al più come classificazioni utilitaristichecite-ref-12[12].
Quasi sullo stesso piano la concezione di mwtwGiovanni Gentile, per il quale l'universale non è una mera astrazione nei confronti dei concreti particolari ma è «mwuaquella universalità concreta che è unità di parte e tutto: la parte nel tutto e il tutto nella parte.»cite-ref-13[13].
Questa unità la realizza il pensiero stesso, che rende vivo ogni concreto contenuto riattualizzandolo al suo interno come una sua proprietà ideale, come un proprio mwvgpensato.
Filosofia contemporanea
La filosofia contemporanea ha rifiutato, per i suoi sottintesi metafisici, la concezione dell'universale concreto, preferendo fare riferimento alla mwwqprassi (mwwgmarxismo, mwwwpragmatismo) come fonte di quei significati e valori riconosciuti dalla collettività umana e in questo senso mwxauniversali.
Il problema dell'universale astratto è oggi trattato soprattutto sotto l'aspetto logico, sia dal punto di vista formale (sintattica), sia da quello logico-linguistico (mwxgsemiotica), sia rispetto all'uso concreto (mwxwpragmatica), in particolare nella mwyateoria dei giochi di mwyqWittgenstein.
Universale a posteriori ed epistemologia contemporanea
Nella recente ricerca mwzqepistemologica è apparsa una nuova concezione dell'universale, principalmente per opera di autori come mwzgDavid Malet Armstrong e M. Tooley. La nozione di universale presentata da questi autori si distingue completamente da quella classica e anche da quella emersa con il mwzwromanticismo, per il fatto che l'universale, pur mantenendo alcune delle caratteristiche normalmente attribuite al concetto, ha un carattere rigorosamente mw0amw0qa posteriori. In questa concezione l'esistenza dell'universale è del tutto indipendente da noi, in quanto soggetti che conosciamo, e denota il suo carattere di oggetto assoluto. In altre parole non è dato sapere a priori quali sono gli universali. Anzi, Armstrong propone addirittura il cosiddetto "mw0gIrish principle", secondo cui «se si riesce a dimostrare mw0wmw1aa priori che qualcosa cade sotto un certo predicato P, allora non esiste alcun universale corrispondente al predicato P». La nozione di universale mw1qa posteriori è stata particolarmente usata in relazione al concetto di "Legge di natura".
Note
cite-note-22. ↑ mw4qmw4gmw4wEtimologiamw5a : universale;, su mw5qwww.etimo.it. mw5gURL consultato il 2 marzo 2023.
cite-note-33. ↑ Secondo altri interpreti del pensiero mw6gsocratico, come mw6wGabriele Giannantoni, in realtà il dialogo socratico non ha come obiettivo la definizione dell'universale, così come intende mw7aAristotele la maieutica, ma quello di portare l'interlocutore alla confessione della propria ignoranza, di sapere di non sapere.
cite-note-44. ↑ Aristotele, mw8aAnalitici posteriori, 73mw8qb 31
cite-note-55. ↑ Aristotele, mw9qOp. cit. 74mw9ga 25 sgg.
cite-note-66. ↑ Per semplicità qui si parla indifferentemente di sostanza ed essenza in Aristotele che in effetti egli sottilmente distingue in quattro diverse particolarità che sono: mw-gmw-wil mw-asoggetto o mw-qsostrato materiale (mw-ghypokeimenon); mw-wil mwaqagenere (mwaqeghenos); mwaqilmwaqm'mwaqquniversale (mwaqukathòlou); mwaqylmwaqc'mwaqgessenza (mwaqkti estì). Per Aristotele è appunto l'essenza la sostanza in senso proprio, o mwaqospecie formale mwaqsimmanente in ogni individuo che come sostanza–essenza è altresì mwaqwsinolo, unione indissolubile di mwaq0materia e mwaq4forma.
cite-note-77. ↑ Aristotele, mwariDe anima, 430 a 10-25.
cite-note-88. ↑ Questo risponde alla regola generale aristotelica per cui ogni passaggio dalla potenza (dall'uovo) all'atto (alla gallina) presuppone un essere già in atto (la gallina che fa le uova).
cite-note-99. ↑ Paul V. Spade, mwarkFive Texts on the Mediaeval Problem of Universals: Porphyry, Boethius, Abelard, Duns Scotus, Ockham, 0872202496, 9780872202498, Hackett Publishing Company, 1994.
cite-note-1010. ↑ Armando Fumagalli, mwar0Il reale nel linguaggio: indicalità e realismo nella semiotica di Peirce, Vita e Pensiero, 1995 p.100
cite-note-1111. ↑ J. H. Stirling, mwaseThe Secret of Hegel, (1865), Prefazione
cite-note-1212. ↑ B. Croce,mwasuLogica, I, 3
cite-note-1313. ↑ G. Gentile, mwaskmwasoSistema di Logica, par. 6
Bibliografia
• mwas4Aristotele, La metafisica, a cura di Carlo Augusto Viano, Torino, UTET, 2005, p. 788, ISBN 88-02-07171-3.
• mwata(EN) David Malet Armstrong, Universals and scientific realism, due volumi, Cambridge, Cambridge University Press, 1981, p. 200, ISBN 0-521-28032-X. mwateAnteprima limitata del vol. 2 su Google Libri
• mwatmEnrico Berti, La filosofia del primo Aristotele, collana: Pubblicazioni della Facolta di lettere e filosofia, Università di Padova, 38, Padova, CEDAM, 1962, p. 590.
• mwatuGabriele Giannantoni, La ricerca filosofica: storia e testi, 3 volumi. Vol. 1: Le forme classiche, pp. VIII, 551. Vol. 2: La razionalità moderna, pp. VIII, 643. Vol. 3: Le filosofie e le scienze contemporanee, pp. VIII, 816, Torino, Loescher, 1985.
• mwatcGabriele Giannantoni, Wolfgang Kullmann, Emilio Lledó (a cura di), Aristotele: la metafisica, 1 DVD (62 minuti), Roma, Rai Trade, 2006?.
• mwatkAristotele teoretico, Contenitore con un volume (Aristotele teoretico di Giovanni Reale) e una videocassetta (Aristotele teoretico: interviste a Gabriele Giannantoni, Andreas Kamp, Wolfang Kullmann, Emilio Lledó), Roma, Istituto della enciclopedia italiana, 1993.
• mwatsGabriele Giannantoni, Che cosa ha veramente detto Socrate, collana: Che cosa hanno veramente detto, 34, Roma, Ubaldini, 1971, p. 210.
• mwat0Werner Jaeger, Aristotele; prime linee di una storia della sua evoluzione spirituale, a cura di Guido Calogero, collana: Il pensiero storico; traduzione di: Aristoteles; Grundlegung einer Geschichte seiner Entwicklung (1923), Firenze, La Nuova Italia, 1935, pp. IX, 628.
• mwat8Alberto Jori, Aristotele, collana: Sintesi, Milano, Bruno Mondadori, p. 561, ISBN 88-424-9737-1.
• mwauiWalter Leszl, Il "De ideis" di Aristotele e la teoria platonica delle idee, edizione critica del testo a cura di Dieter Harlfinger, collana: Studi, 40, Firenze, Leo S. Olschki, 1975, p. 359, ISBN 88-222-2204-0.
Voci correlate
• mwauyParticolare
• mwaugNominalismo
• mwauoConcettualismo
• mwauwRealismo (filosofia)
• mwau4Scolastica (filosofia)
• mwavaDisputa sugli universali
Collegamenti esterni
• citerefdizionario-di-filosofiauniversale, in Dizionario di filosofia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2009.
• citerefbritannica-com(EN) Dean W. Zimmerman, universal, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefinternet-encyclopedia-of-philosophy(EN) Mary C. Macleod, Universals, su Internet Encyclopedia of Philosophy.